Maiô para uma sociedade à deriva

Swimsuit for an adrift society

lunedì 30 settembre 2013

I giardini della Solidarietà

Uno scivolo,
una casetta, 
un prato appena nato, 
i cavallini a molla
e qualche giovane albero.
Un altro colore.
Un altro traguardo.




Sabato scorso a Sanfe c'è stata una speciale inaugurazione.

Io cerco sempre di andare alle inaugurazioni speciali. E non per curiosità o mondanità, ma perché ho la convinzione che, per chi ha creduto in un progetto, la soddisfazione più grande sia, oltre a vederlo realizzato, quella di poter condividere con più persone possibili la sua presentazione. Questo vale per un locale, per un negozio, per un libro o, come in questo caso, per un giardino.
Questo di cui vi parlo è un giardino un po' magico.
Magicamente nato grazie alla solidarietà di chi crede nel potere degli alberi. Nel loro importante compito di essere protettori di testoline accaldate. Donatori di ombra e di temporanea quiete. Stimolatori di arrampicate e fantasiose avventure.
Lo so, a voi sembra un giardino normale, ma nella nostra scuola nuova, costruita al volo dopo il terremoto, non c'era nulla di verde fuori. Era tutto grigio. Non c'era tempo per il colore.
Ora il colore c'è.


Come in un dipinto di un pittore che pondera con cura le scelte cromatiche, il colore è arrivato a poco a poco. Prima le mura delle scuole e ora un principio di verde. Nella sua sfumatura più naturale.

Ho scritto questo post per augurare a quei giovani alberi di essere magici anche nella crescita. 
Di crescere più in fretta degli altri. 
E di fare la conoscenza, al più presto, con altri alberi, che spero arriveranno per contornare tutto il polo scolastico.

Cristiana Cesari

#terremoto #solidarietà 

sabato 8 giugno 2013

Si sente...

Oggi ho ascoltato un po' di canzoni per radio. 
A mio parere in diverse canzoni italiane "moderne" c'é questo amore urlato che quasi infastidisce. 
(A me.)
Una specie di fuoco artificiale che tanto sa di finto e guaito. Rapido come il tempo che dureranno queste canzoni. 
Scoppiettante. Da consumo veloce. 
Partito l'artificio rimane solo fumo. Amore artificiale. Canzoni dal sangue posticcio. Pomodoro.
Testi scritti a tavolino da chi, d'Amore, ha "sentito" poco ma pensa che basti ostentare alcune parole chiave per farlo sembrare grande.
Ascoltandole non riesco a provare niente e penso che, forse, l'amore grande, in generale, non si possa raccontare o spiegare. Se non per metafore. 



Cercavo un esempio di canzone italiana abbastanza attuale dove l'amore si "sente"...
... ci ricasco sempre. 
Seppur la canzone sia dedicata ad una madre, è universalmente (amorosamente) collocabile in ogni contesto.
Ma io sono di parte...lui può ululare, guaire, stonare...







CRASH!!!



Oggi mi è venuto questo pensiero ....
....che imparare a "stare al mondo" (come diceva mia nonna) sia un po' come imparare a guidare. 
Devi imparare ad usare il cambio.
Lo sterzo. 
L'acceleratore. (Perché magari tu leggi che puoi arrivare ai trecento ma non è che lo puoi fare davvero. E devi rispettare i limiti. Che sennò arriva la multa. Aiaiai!!!)
E poi i freni. Importantissimi.
Dopodiché c'è tutta la segnaletica. 
Il semaforo. (Verde, rosso e, il più difficile, che è quello giallo.)
Il divieto di accesso.
La curva a gomito. (Nella metafora è presente anche il suo "eccesso". L'inversione a U.)
Il senso unico.
Il divieto di parcheggio o il parcheggio a disco orario.
O a pagamento. Aiaiai!!!
Completa il tutto l'indicazione.
Spesso scarsa e inadeguata.
Insomma in teoria ci vorrebbero abilità, attenzione e prudenza. Fermo restando che puoi sempre trovare quello che vive sempre in pista che ti taglia la strada.
Eggià, come la via, la vita è fatta anche di incidenti (crash!) e di "Accidenti!!!".
Non puoi farci nulla.
Ti viaggiano intorno troppe auto. C'è chi non rispetta i limiti, chi non sa proprio guidare (che forse è anche peggio) e, in fondo, anche tu magari non sei proprio un gran pilota e, qualche volta per distrazione, altre per fretta o per paura, puoi incappare in incidenti, in infrazioni del codice o in multe salatissime. 

Aiaiaiaiai!!!!


p.s. Certo è, che come dice la mia amica Vittoria, non si può neppure guidare con il freno a mano tirato.

venerdì 31 maggio 2013

"Genio misterioso e affabile"

Oggi ho conosciuto un uomo: Elias Canetti.
Non l'ho proprio conosciuto bene. Diciamo che ho avuto un primo approccio.
Ho trovato un breve brano tratto dal suo libro "La rapidità dello spirito" scorrendo la Home di Facebook.
(Se c'è una cosa che mi piace di Facebook è che ogni tanto si fa qualche interessante scoperta.)
Ma torniamo a Elias.
Sono andata subito a cercare qualche informazione su di lui....

http://it.wikipedia.org/wiki/Elias_Canetti

....e in seguito ho cercato qualche scritto.
Ovviamente, nelle ricerche che riguardano i letterati, gli aforismi sono predominanti.
L'aforisma, in effetti, è utile a pungolare quella prima impressione che ti può far pensare: "Questo potrebbe interessarmi."
Forse non bisognerebbe però accontentarsi. L'aforisma, che tanto è in voga sui social network, è soltanto un assaggio, che penso dovrebbe stimolare l'appetito e spingerci ad approfondire la conoscenza di un autore.
Inoltre, spesso è estrapolato da testi più completi, che potrebbero offrirci una visione differente del contenuto o del significato.
Ne vorrei condividere alcuni con voi:


- Il comportamento degli uomini è così equivoco che basta mostrarsi come si è per vivere completamente occultati e sconosciuti.

- Alcuni raggiungono la loro massima cattiveria nel silenzio.

- Come è facile dire: trovare se stesso! Quanto ci si spaventa, quando davvero accade!

- Ogni imbecille, basta che ne abbia voglia, può perturbare la mente più complicata.

- Gli uomini non hanno più misura, per nulla, da quando la vita umana non è più la misura.

- Darwinismo capovolto: e se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori?


A me sembra un soggetto mitteleuropeo interessante...
Tra le sue opere ho scovato diversi titoli che vorrei nella mia libreria. Tra i tanti il saggio di antropologia e sociologia "Massa e potere" che lui stesso definì "l'opera di una vita".
Per ora comprerò "La rapidità dello spirito", visto che ci sono inciampata oggi.

"Genio misterioso e affabile" lo definì Claudio Magris.
Elias Canetti mi ispira.
Vedremo. ;-)








martedì 7 maggio 2013

Poco manca...

Stasera sono stata Irina...



...una delle Tre sorelle. Tre sorelle che, sopraffatte dagli eventi, sono costrette a stare ferme sulla sponda. A guardare il fiume della vita che scorre davanti a loro.
Un fiume che ormai scorre inesorabile, e nel quale loro non possono nuotare.

Lo spettacolo ormai ha preso forma. Mancano pochissime prove. Il 24 Maggio si va in scena.
E' completamente diverso da quello dello scorso anno. E' intenso.
Ci sono scene molto fisiche. Ci sono momenti molto forti dal punto di vista emotivo.
C'è l'essenza di Anton Cechov che si amalgama con la nostra.
Esce quello che abbiamo vissuto in maniera autentica.
Esce la polvere del terremoto in maniera sottile. Senza retorica.
Trovo che sia uno spettacolo nel quale usiamo tutti i sensi. E anche lo spettatore dovrà utilizzare i suoi.
Vi sono personaggi femminili molto imponenti, ma a me resta la sensazione che, maschile e femminile, si fondano perfettamente, in un susseguirsi di scambio tra cinica realtà e sogno.
Sono soddisfatta.
Scoprire è esaltante. Capire è drammatico ma rassicurante. Ti rassicura sul fatto che, nonostante tu sia "solo", sei sulla strada giusta.
L'arte, qualunque essa sia, è forse l'unico mezzo che abbiamo per comprendere che stiamo sbagliando e perdendo tanto.

Con questo post concludo il diario del corso.
Ci sentiamo dopo la prima.
Vi aspettiamo il 24 Maggio nel nuovo "tendone". A San Felice sul Panaro.

I teatranti sono un po' fulminati :-) ma vale davvero la pena scambiare elettricità con loro...


venerdì 12 aprile 2013

Cercate di annebbiare la vista...

Play...
 
 




"Cercate di annebbiare la vista
E' molto importante annebbiare la vista."
Matteo

Siamo già arrivati a metà e ora si entra in quella fase nella quale inizia a prendere forma lo spettacolo.
E non si possono svelare segreti. Comprerò un pizzico di ermetismo e un pugno di Cechov da aggiungere agli ingredienti del diario di bordo.


"Io penso spesso: che ne sarebbe se si cominciasse la vita da capo ma con consapevolezza?
Se la vita che si è già vissuta fosse, per così dire, una brutta copia, e l'altra la bella!"


Ricomincire da capo.
Perchè ricominciare da capo? 
Può essere facile e può essere difficile.
C'è chi vorrebbe e chi non vorrebbe,
chi potrebbe e chi non può.
Ma facciamolo per gioco. Proviamo ad immaginare.

"Che vi posso dire? A me pare che su questa terra tutto dovrà cambiare, a poco a poco, anzi stia già cambiando, sotto i nostri occhi. Fra due, trecento, mille anni, non è questione di tempo, comincerà una vita nuova, felice.
Noi non la vedremo questa vita, ma oggi viviamo per lei, lavoriamo, soffriamo, la creiamo, e solo in questo sta la ragione del nostro essere, se volete, della nostra felicità."

No.
Non c'è felicità.
Parole sovrapposte. Voci. Confusione. Parole inutili. Caos. Noia.
"Io sono ubriaca fradicia"
Basta volgarità!
Basta!
Basterebbe poco.
In mezzo al caos, TU.
Volo, nuvole, quiete.
Basterebbe poco per prendere il volo. Ma io sono timida.
E torna il caos.
 

"Non tra due o trecento anni, ma fra un milione di anni la vita resterà tale e quale; la vita non cambia, rimane eterna, seguendo le proprie leggi, contro le quali voi nulla potrete, o per lo meno che mai arriverete a conoscere. Gli uccelli migratori, le gru, per esempio, volano e volano, e indipendentemente da quali pensieri, sublimi o meschini, attraversino le loro menti, continueranno a volare senza sapere perché e dove. Volano e voleranno, per quanti filosofi si possano trovare fra di loro; e che filosofeggino pure, come vogliono, purché continuino
a volare..."

 
"47, è uscito il 47"
"Ambo"
Continuiamo a camminare, camminare. Sempre più velocemente.
"Tombola"
Ma dove andiamo?
Nessuno ci sta aspettando.
"Ho bisogno di un sorso di wodka."
Basta!
Immobili, state fermi, state in silenzio.
Ascoltate!


"Dov'è mai finito il mio passato, quando ero giovane, allegro, intelligente, quando sogni e pensieri erano brillanti, quando presente e passato erano circonfusi di speranza? Perché quando cominciamo appena a vivere diventiamo noiosi, grigi, privi di attrazioni, pigri, indifferenti, inutili, infelici... La nostra città esiste già da duecento anni, ha centomila abitanti e non ce n'è uno che non sia uguale a tutti gli altri, non un asceta, né ieri né oggi, non uno scienziato, non un artista, non uno che abbia saputo farsi notare, che abbia suscitato invidia o pressante desiderio di emulazione. Non fanno che mangiare, bere, dormire, poi muoiono... ne nascono altri che pure mangiano, bevono, dormono e che per rimbecillire di noia variano la vita coi loro stupidi pettegolezzi, con la vodka, le carte, gli intrighi. Le mogli tradiscono i mariti, i mariti mentono, fingono di non vedere nulla, di non sentire nulla, e lo squallore di questo comportamento infetta i bambini, spegne in loro quella scintilla divina, e quelli diventano altrettanto meschini, simili ad altrettanti cadaveri, come i loro padri e le loro madri..."


Abbracci. Abbracciami. Fatti abbracciare. 
Non scappare. Non mandarmi via.
Sento la musica. Giunge da lontano.
Ecco è arrivata.
Danziamo.

Ricominciamo da capo leggendo lettere d'amore.
Anton. Olga.



I passaggi in grassetto sono tratti da "Tre sorelle" di quello scomodo di Anton Cechov.
Gli altri passaggi sono tratti da un'idea che inizia a prendere anima e forma. Il nostro spettacolo.

lunedì 8 aprile 2013

Barcellona



Viveva da quattro mesi in quella città. L'aveva scelta due anni prima, durante un viaggio.
L'aveva scelta perché c'era il mare.
Perché c'era tanto da passeggiare. Tanto da scoprire.
L'appartamento era piccolo ma centralissimo. Piccolo ma con un terrazzo a cui affacciarsi.
In Carrer del Bonsuccès.
Poteva scendere la mattina e trovare subito vita. E caffè.
Poteva scendere la sera e trovare subito musica.
La Rambla era vicina. Ma non la frequentava molto. Preferiva passeggiare nelle piccole vie e permettere, alle tante piazze che le apparivano senza preavviso, di stupirla. Fotografava e scriveva. Appuntava sensazioni.
Come quel giorno, quando entrò nella Sagrada Familia.
Quell' immenso "capriccio".
Non riusciva a tenere dritta la testa, che rimaneva piegata all'indietro, guardando lassù. Le sembrava volesse staccarsi dal collo tanto tirava verso l'alto.
I suoi occhi restarono rivolti al cielo per tutto il tempo e capirono perché Antoni Gaudì era l'architetto di Dio.
Perché tutto, in quel luogo, ti porta a guardare in alto, dal basso delle colonne che sembra si muovano, si slancino, si proiettino verso il cielo, all'alto della cupola che pare irraggiungibile.



Barcellona le era apparsa come un luogo dove la libertà di essere fosse la normalità. Un luogo che riusciva perfettamente ad unire l'assoluta efficenza e qualità del vivere con l'originalità e la "trasgressione", in maniera naturalmente rilassata.
Tutto sembrava fosse più umano. Anche gli orari dei punti di passaggio che scandiscono le giornate. 
E trovava ovunque libero Wi-Fi.

Anche il clima era più umano.
Spesso raggiungeva Barceloneta, per mangiare qualcosa di fronte al mare. La spiaggia era sempre piena di persone allegre illuminate dal sole.
Il sole sembra più sole quando sta sopra al mare.
La sangria più sangria sulla sabbia di Barcellona.


Anche sulla spiaggia spesso fotografava. E scriveva...
...scriveva al mondo. A lettori immaginari.
Che forse non avrebbero mai letto le sue parole.
Ma non le importava.
Rivolta al mondo, guardando il mare, disse:
"Scrivo perché ho bisogno di parlarti anche attraverso cose che non leggerai mai."