Maiô para uma sociedade à deriva

Swimsuit for an adrift society
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lunedì 30 settembre 2013

I giardini della Solidarietà

Uno scivolo,
una casetta, 
un prato appena nato, 
i cavallini a molla
e qualche giovane albero.
Un altro colore.
Un altro traguardo.




Sabato scorso a Sanfe c'è stata una speciale inaugurazione.

Io cerco sempre di andare alle inaugurazioni speciali. E non per curiosità o mondanità, ma perché ho la convinzione che, per chi ha creduto in un progetto, la soddisfazione più grande sia, oltre a vederlo realizzato, quella di poter condividere con più persone possibili la sua presentazione. Questo vale per un locale, per un negozio, per un libro o, come in questo caso, per un giardino.
Questo di cui vi parlo è un giardino un po' magico.
Magicamente nato grazie alla solidarietà di chi crede nel potere degli alberi. Nel loro importante compito di essere protettori di testoline accaldate. Donatori di ombra e di temporanea quiete. Stimolatori di arrampicate e fantasiose avventure.
Lo so, a voi sembra un giardino normale, ma nella nostra scuola nuova, costruita al volo dopo il terremoto, non c'era nulla di verde fuori. Era tutto grigio. Non c'era tempo per il colore.
Ora il colore c'è.


Come in un dipinto di un pittore che pondera con cura le scelte cromatiche, il colore è arrivato a poco a poco. Prima le mura delle scuole e ora un principio di verde. Nella sua sfumatura più naturale.

Ho scritto questo post per augurare a quei giovani alberi di essere magici anche nella crescita. 
Di crescere più in fretta degli altri. 
E di fare la conoscenza, al più presto, con altri alberi, che spero arriveranno per contornare tutto il polo scolastico.

Cristiana Cesari

#terremoto #solidarietà 

domenica 4 novembre 2012

Il mercatino delle pulci


Stamattina mi sono svegliata presto.
Presa da un momento di sportività di quelli da cogliere al volo ho deciso di andare a "correre".
(Sono l'antisportiva per eccellenza ma ultimamente ho questo pensiero fisso delle prove di resistenza fisica che mi servirà per quando dovrò fare il giro del mondo.)

Esco di casa con la mia tutina blu e parto. Quasi dimentica della viabilità compromessa dal terremoto.

Ehhhh...è un po' che non si nomina la parolina "terremoto" qua dentro...

Davanti a quello che resta della chiesa del mulino, cioè a cento metri da casa mia, mi fermo. La strada è bloccata. Ovvio. Lo so da mesi. A piedi forse si potrebbe anche passare, ma non mi va.
Pensavo di prendere la ciclabile di via Canalino e ho già sbagliato strada. Non ho voglia di tornare indietro e ho già fame.
Vado al bar.
Di corsetta ma vado al bar.
Allungando un po' il percorso ma vado al bar.

La mia complice barista mi ha tenuto da parte il "fazzoletto alla crema". Attentissima ai miei tempi, mi fa trovare il caffè pronto sul bancone esattamente 5 secondi dopo aver deglutito l'ultimo boccone di pasta. Sono già un po' nervosa.
Un sorso d'acqua...grazie.

Esco dal bar e per non sentirmi troppo "sportiva dei miei stivali" decido di andare al container edicola a comprare il giornale con passo leggermente accellerato.

Dopo trenta metri ho la visione.

Oggi è la prima Domenica del mese. A Sanfe c'è il mercatino.
Ecco che crollano tutti i miei buoni propositi per la giornata.
Mi blocco di nuovo e mi guardo intorno.
Mi sembra un film di Aki Kaurismäki.
Non riesco a cogliere un colore che non sia il grigio.
Alcuni mercanti hanno steso un fazzoletto (grigio) per terra e vi hanno appoggiato sopra la (grigia) mercanzia.
Qualche banchetto (tavolino grigio) sul marciapiede (grigio) di via Mazzini sembra sfidare le case (grigie) "incatenate" sopra di lui, sugli oggetti di cui porta il peso e sulle teste dei venditori.
Altri, i privilegiati, sotto ai portici di via Ferraresi, sembra che vendano oggetti quasi felici. Ma sempre grigi.
Piove. Piano ma piove. Una pioggerella grigia.

L'unica macchia di colore blu nella mia fotografia è un vigile che chiede autorizzazioni.
Almeno è una parvenza di mercatino con le carte in regola.

Vado a comprare il giornale. Voglio leggere immediatamente quello che accade nel mondo. Voglio nausearmi di malapolitica ma fatemi uscire da questo momento di nulla.

Non riesco a capire se è tristezza quella che mi invade o semplicemente una sorta di rassegnazione...
Ma in fondo non ha importanza. C'è poco da filosofeggiare.
Autorizzazione alla tristezza negata.
Almeno quando eravamo nell'immediato post terremoto potevamo sentirci tristi con l'autorizzazione...

Post da cratere.
Inutile e amaro. E grigio. Domani magari ne scrivo uno più allegro.
Fate buoni affari al mercatino delle pulci.
Buona domenica.




giovedì 12 luglio 2012

...non vado avanti.

Una cosa che mi provoca frustrazione è che, da quando c'è stato il terremoto, ho difficoltà ad interessarmi e, forse anche a capire, quello che succede al di fuori della "zona rossa".

Anche quando voglio scrivere...parto spedita, mi sembra di avere in mente una sacco di concetti, di pensieri, di idee...ma poi mi si inchioda il cervello.

A volte penso che mi sia venuta una paresi al cervello.
Ho difficoltà a seguire un film...anzi credo di non averne più guardato uno dal 20 di Maggio.
Non leggo giornali. Le notizie in rete si e no le capisco...perchè non seguo più niente. Non so più chi è Mario Monti. Non so più cosa fa Berlusconi (e questo forse è un bene). Non riesco a pensare, come facevo prima, alle ipotetiche mete per i miei viaggi.
La cosa però che mi fa arrabbiare di più è che ho già iniziato tre libri, con la speranza di trovare quello che mi possa rapire ma...
...non vado avanti.

Solo la musica mi distrae.
Sto ascoltando...e osservando.
Anche nelle persone più positive vedo quel lieve tono di grigio negli occhi.
her.etico presto farà un bilancio sull'agibilità delle anime.
Possiamo raccontarcela finchè vogliamo...ma ora, qui, siamo tutti un po' più tristi.

giovedì 21 giugno 2012

Per Anna nel giorno del suo compleanno

" Dal mio quarto piano sull'infinito, nella plausibile intimità della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull'inizio delle stelle, i miei sogni si muovono con l'accordo di un ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi a paesi ignoti, o ipotetici, o semplicemente impossibili."
Fernando Pessoa

Eravamo fanciulle, nate ieri, affacciate a una finestra a contemplare un mondo.
Il volto finalmente disteso. Il cuore acceso da quella fiammella che ci accomuna...da sempre.
Ma di colpo ci hanno sbattuto violentemente in faccia lo scuro. Ci è arrivato sul naso.
Ci ha scaraventato a terra. Lontano dalla finestra e dalla luce.
Ora rannicchiate al buio non riusciamo più a vedere nient'altro che il buio della nostra piccola stanza.
Il male al naso è talmente forte che ogni sforzo per aprire gli occhi e trovare una via d'uscita è vano.
Ogni interesse per quello che c'è fuori dalla finestra è tarpato.
Io l'ho capito. Le fanciulle si sentono tutte in una piccola prigione.
Rimane il respiro ma non si vede vita.
Perchè in realtà la vita non c'è. La vita si può solo creare. E lo possiamo fare solo noi.
Non so ancora come. Mi fa ancora troppo male il naso. Ma vedo uno spiraglio e so che fuori dalla nostra finestra c'è ancora tutto. C'è ancora di più.

lunedì 18 giugno 2012

Un punto del PIL

Ho provato a scrivere qualcosa in questi giorni ma non ce la faccio.
Ho cancellato tutto quello che avevo scritto. Provo a rendermi utile chiedendo gentilmente ai miei contatti su facebook di condividere sulle loro bacheche i link del sito che, i blogger del mio paese, hanno creato e al quale ho dato un invisibile contributo. Ovviamente solo se vi va di farlo. Grazie. Cristiana Cesari


http://terremotosanfelice.org/

http://terremotosanfelice.org/englishversion/

http://terremotosanfelice.org/2012/06/06/scuola-elementare-adotta-un-pezzo-di-futuro/

mercoledì 30 maggio 2012

Volevo essere una blogger...

...e invece sono intellettualmente annientata.
Non penso più. Non scrivo più. Non progetto più. 
Forse semplicemente non vivo più. Respiro e svolgo i miei compiti.

mercoledì 23 maggio 2012

La "roba" si è rotta


La "roba" si è rotta. Non ho provato niente per la mia "roba" distrutta.
Ho avuto soltanto paura, per due giorni, che mi si fosse spezzata la vita. Che non avrei più progettato nulla. Che la paura mi avrebbe impedito di vivere.

Essere l'epicentro di un evento devastante come il terremoto è inspiegabilmente drammatico.
Spiegare quello che si prova per me è impossibile.
La parola perfetta è comunque "paura".
Paura dopo.
Nell'istante in cui avviene è terrore ma l'istinto di sopravvivenza è talmente forte che pensi solo a mettere in salvo i tuoi figli e te stesso e di conseguenza non hai modo di provare nulla. Pura azione.
Poi ti trovi in strada. Scalzo, mezzo nudo. Con gli allarmi delle auto che suonano e la gente che grida e corre. Ma ti senti in salvo.
Non mi va di raccontare un terremoto.

Alterno momenti di reazione ad altri nei quali mi sembra davvero inutile fare anche il minimo sforzo.
Stamattina ho fatto un giro per il paese. Ho comprato il giornale in un banchetto improvvisato in un parcheggio.
Sono andata nelle tendopoli.
Le aule delle scuole medie sono piene di brande e di persone in attesa perenne. Ci sono persone che non sono neppure riuscite a rientrare in casa per prendere due stracci.
So che sarà così per un po'. Che probabilmente l'anno scolastico per i miei figli è finito. Che lunedì devo tornare al lavoro e non so ancora dove li metterò. Che dovrò vivere alla giornata. Che per tanto tempo nulla sarà più come prima.
Ci è andata bene. So che da lontano sembra un terremoto di serie B. Pochissime vittime. Pochi feriti. Ci si sente quasi stupidi ad aver paura. Inopportuni. Sfigati. Eppure ad ogni nuova scossa si scatta. Si scappa.
Prenderei a pugni quelli che fanno del terrorismo verbale. Che parlano di segnali mandati da Dio. Che ipotizzano nuove catastrofi o inventano miracoli.
No grazie. Io non avevo bisogno di nessun segnale. Io cercavo già di fare benino.

Cerco in tutti i modi di dare un senso da "lezione di vita" a questo evento. Di trovarci qualcosa di "positivo".
Forse di positivo c'è che le persone sono fuori, insieme. Che nessuno sta più chiuso nel suo orticello. Che passano di qua gli amici e si fermano a prendere il caffè, in giardino. Si ride anche molto. Ci si prende in giro.
Forse si ridimensiona tutto. Si capisce che lavarsi i denti è una sensazione bellissima e che fare una bella doccia rilassante non è una roba poi così scontata. Perchè si vive così, sempre un po' in apnea. Devi essere rapido, anche a far la cacca.
Ma mi sforzo. Cerco di fare in modo che, anche per i miei figli, sia un qualcosa da aggiungere al "bagaglio delle esperienze". Perchè diventi un'occasione di crescita e non una tegola che ti schiaccia la vita. Voglio che vivano quello che c'è fuori. Che sentano l'odore acre della mensa delle tendopoli. Che vedano e capiscano. Che aiutino. Ma ha senso?
Forse sbaglio. Forse dovrei portarli via per sempre da qui. Dalle scosse. Dal disagio. Dalle macerie di un centro che probabilmente non potrà offrirgli più nulla, per tanto tempo.
Ma è difficilissimo capire cosa sia giusto.

Non mi sono resa conto subito della gravità dell'evento. Dalla mia casa siamo scappati al buio. Nel mio perenne ottimismo pensavo che, a parte un po' di chincaglierie disintegrate, non fosse successo nulla. Ho detto "Da qualche parte deve essere successo qualcosa di molto grosso."
Invece è successo a me.
Non ho perso niente. Ho la casa. Il lavoro. Ma ho paura di non avere il futuro.
Fai un passo avanti...poi tutto trema di nuovo. E ne fai due indietro.
E le scosse continuano...
...credo che solo chi ha vissuto un terremoto mi possa capire.
Non so se pubblicherò questo post. Non mi piace scrivere le cose tristi.
Io non voglio far pena a nessuno e mi vergogno anche un po'. Io mi arrangio, ce la faccio, sopporto e resisto...ma avevo bisogno di scrivere.