Maiô para uma sociedade à deriva

Swimsuit for an adrift society

giovedì 14 marzo 2013

Unico

Ho sempre pensato che dentro ognuno di noi si celi un artista, che spesso rimane nascosto. Forse perchè è stato fabbricato un mondo che inibisce la più assoluta delle libertà. Quella di essere unici e speciali.


Ieri sera la mia concentrazione è stata la migliore di sempre. Voto 10 con lode.
Sono riuscita veramente ad estraniarmi, ad annacquare lo sguardo, tanto che ad un certo punto mi sono resa conto di essere strabica. Gli occhi erano partiti senza mettersi d'accordo, ognuno per conto suo. Liberi.
Forse per la prima volta, da un anno a questa parte, mi sono sentita completamente rilassata e assolutamente presente nell'assenza. Una bella sensazione.
Prima di iniziare il rilassamento, i guru ci hanno indicato una frase da imparare a memoria.
Una frase di Cechov.

"A Mosca! Devo vendere tutto qui. Casa, tutto e via! A Mosca!"

E' con questa frase che apriamo il laboratorio. Ancora immersi nella musica, i guru ci comunicano che dobbiamo andarcene, partire, vendere tutto e cambiare vita.
Ognuno di noi stabilirà, al suo interno, se per lavoro, per amore o per fuggire.
Con questa emozione e con un mazzo di chiavi in mano, l'attore che vive in noi recita, in base al suo stato d'animo, la frase memorizzata.
E' incredibile vedere come l'essenza delle parole possa cambiare in base al significato emotivo che gli si attribuisce. Nessuno di noi pronuncia la frase allo stesso modo. Nessuno assomiglia per espressione all'altro.
Ognuno abbandona Mosca per i suoi disperati o stimolanti motivi.


Questa sera l'improvvisazione la facciamo a coppie.
Direi di intitolarla Incomunicabilità.
L'esercizio è piuttosto semplice, siamo abbastanza abituati a parlare a qualcuno che non ci vuole sentire o a non voler sentire qualcuno che ci vuole parlare. Ottimi risultati.

Intermezzo filosofico
Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perchè le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perchè perdono la calma" rispose uno di loro.
"Ma perchè gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perchè desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: " Voi sapete perchè si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perchè? Perchè i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano." Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perchè arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare." ( Mahatma Gandhi )
Fine dell'intermezzo filosofico

E ora che accade?
Accade che, dopo un valzer originale e senza regole, arriva il momento del compito.
Abbiamo portato da casa un oggetto. Un oggetto che rappresenta in qualche modo un nostro talento, un'arte.
Questa cosa ha messo in difficoltà alcune persone. Anche io ci ho pensato un po'.
Quale è il mio talento?
Faccio tante cose benino, ma bene bene non so fare proprio niente.
Si, la difficoltà maggiore credo sia nata dal pensare di non avere un talento. E' un mondo per pragmatici il nostro. I più talentuosi pare siano i manager, i direttori. Gli uomini e le donne in carriera.
La norma (che non è una mia amica) mi avrebbe consigliato di portare una penna e un quaderno, qualche cosa che mi permettesse di scrivere. Ma io non mi sento di affermare che questo sia il mio talento, non mi sento abbastanza certa di questo. Io non credo di saper scrivere bene, ho un sacco di limiti e poi...
...in fondo la parola è solo uno strumento per me. A me piacerebbe far riflettere, emozionare. Contagiare.

Insomma, alla fine ho portato un microfono. Perchè io adoro cantare, ma l'ho sempre fatto in solitudine. E vorrei farlo su un palco, davanti ad un pubblico.

Ora ci sediamo tutti a terra, nella sala mensa. Abbassiamo le luci e prendiamo il nostro oggetto.
Ed ecco che tutto si anima di movimenti leggeri. Ognuno di noi sta mimando la sua arte, personale, originale, unica.
L'emozione è carpire da questo insieme di movimenti, quanto forte sia l'essere di ognuno. Quanto anche un gesto apparentemente banale, come tirare una sfoglia, sia assolutamente poetico se lo si fà con amore. Perchè il talento in fondo è riuscire a fare le cose che amiamo e l'attenzione e la cura che poniamo nel farle le rende arte.
La nostra personale arte. L'imperfezione. L'unico.

Io canto.
Canto "E se domani" di Mina. Camminando tra venti talentuosi artisti forse incompresi.

Uno di questi artisti si chiama Elisa Gatti e ci ha donato il suo talento in questo video:


http://www.youtube.com/user/TheELYKATTY?feature=mhee

martedì 12 marzo 2013

Sorprese a manitese


Manitese è un posto molto caldo. Forse perchè c'è tanta ordinata confusione.
Quando posso, il sabato pomeriggio, vado a fare la commessa volontaria. Mi piace perchè mi fa tornare indietro nel tempo, quando vendevo "innocui travestimenti". 
I clienti sono colorati e di tutte le nazionalità. I più belli sono i bambini che cercano il sogno tra i giocattoli usati.
Sabato abbiamo dato "luce" a due occhioni neri, grazie ad una chitarra della Bontempi. Quando questo facciotto è venuto a chiederci il prezzo della chitarra, sentivamo la sua fanciulla preghiera interiore. Il padre era accanto a lui e noi sapevamo che la nostra "voce" sarebbe stata decisiva per la felicità di quegli occhi. Ci siamo guardate e consultate un nano secondo e abbiamo comunicato la cifra. Il figlio ha guardato il padre che con un semplice cenno del capo ha espresso il suo consenso.
Gli abbiamo consegnato la chitarra con la soddisfazione di chi consegna una laurea.
E' stato un bel momento...
...dissacrato da Angelica, mia figlia, che ci ha informate del fatto, che il bimbo in questione era proprio quello che rincorreva i compagni e la maestra, con le forbici in mano, e voleva "ammassarle". E non è finita, lo stesso bimbo, ha strinto tanto forte il polso di Anita, l'amica di mia figlia, che le ha fatto quasi scoppiare le vene. Parole di bambina. Ci siamo guardate in faccia sorridendo.
Speriamo che la chitarra lo rilassi.

La cosa che mi piace di più fare a Manitese però è curiosare.
A Manitese ci puoi trovare di tutto. Tutto il vintage possibile e immaginabile.
Tutte le settimane arriva merce "nuova" di ogni genere. Dall'abbigliamento ai giocattoli. Dagli accessori agli oggetti per la casa. Qualunque cosa.

L'angolo migliore è sicuramente quello dei libri.
Le persone si liberano di un sacco di bellissimi libri. Un mare di libri, riviste e fumetti.
Sabato ho trovato una collezione fantastica.
Un malloppo di prime pagine...
...con certe notizie. Notizie d'altri tempi.
Ne ho fotografate alcune.







Tra i libri di ogni genere, ben catalogati, si trovano anche vere rarità dei "tempi che furono".

Questo è, o forse è meglio dire era, un libro per ragazzi di una volta...

 
"I bambini sono poeti inconsapevoli. Tutto nell'infanzia sembra misterioso e magico. Più tardi, dal bambino si sviluppa l'uomo e le belle fole dileguano. Ma talvolta, nell'uomo maturo, riappare il fanciullo, cioè il poeta. Allora la realtà ripiglia i colori del sogno."



E romanzi per giovinette...
...che parola carina!

 
Se avete cose che non utilizzate più, le potete portare in un posto che le ricicla nel modo migliore. Tutto ciò infatti diventa scambio finalizzato a progetti umanitari importanti ed inoltre quello che non serve più a voi può diventare un'acquisto soddisfacente ed economico per altri.
Venite a trovarci. Manitese è un posto dove ogni sabato scovo un sacco di sorprese.

mercoledì 6 marzo 2013

Oggi lascio fare a voi...(sgrunt)

Sono influenzata e anche piuttosto arrabbiata. Da cinque giorni non faccio altro che vegetare. E la cosa che mi ha fatto più arrabbiare è stata l'essermi persa una delle serate più strong del corso di teatro. Io detesto perdermi gli eventi...
L'ho sempre detestato. Non sapete quante volte avrei voluto sdoppiarmi per poter essere in due posti contemporaneamente. Anche tre.
E non posso neppure consolarmi fumando...sgrunt...
E il diario deve essere aggiornato.
E siccome ho dei compagni di viaggio fantastici, che mi hanno riempito di messaggi per aiutarmi nella stesura del diario di A Mosca! A Mosca!, lascerò compilare a Daniela Guerzoni il 5 Marzo 2013.
Copio e incollo ciò che mi ha mandato.
Eccolo qua...



..questo è il mio racconto...per te...che avresti amato davvero tanto una serata come quella di ieri sera...
...la concentrazione con sottofondo musicale leggermente più inquietante del solito...a me è venuto un gran caldo da subito (forse i termo erano anche un po' alti)
...la cecità è stato un passaggio difficile...essere ciechi senza far finta di esserlo...senza essere banali nei movimenti...essere davvero ciechi..
Gli abbracci...momento in cui la sala ha traboccato di amore e energia positiva...abbracci forti...fortissimi...nessun imbarazzo o quasi...io comunque non l'ho percepito..
Gli abbracciatori e gli abbracciati (che non ne volevano sapere proprio di essere abbracciati però..)..insomma...lo definirei molto faticoso dal punto di vista fisico...corse di qua e di là per abbracciare con tutto il cuore qualcuno che non voleva essere abbracciato...scappare e liberarsi come meglio si poteva, anche arrabbiati e infastiditi, da quel qualcuno che non so perchè voleva abbracciarci...
...poi va bè...hanno voluto esagerare ed allargare il giro di questa confusione di abbracci ad un trio...uno non faceva altro che rincorrere l'altro che a sua volta rincorreva il terzo in cerca di questo abbraccio...respingendo ovviamente il rispettivo abbracciatore ...posso dirlo...Gilda ha una forza incredibile.. .. e siamo arrivati stremati..fisicamente..ma credo anche divertiti..
..tutto ciò forse aveva lo scopo di farci sfogare e arrivare quindi alle interpretazioni personali di Checov molto meno tesi???..per quanto riguarda me ha funzionato..
Ogni interpretazione è stata un emozione diversa..18 versioni...se ancora ci penso...mi vengono i brividi..
te li scrivo mano a mano che mi ricordo.. ...


GILDA: Checov e la casa bianca.
Emozionante e commovente nel suo ritorno in una casa..che forse non c’è più...da una sporta tira fuori una serie di oggetti...sicuramente importanti...li tocca come fossero la cosa più bella e qualcosa che le è mancata tanto...
Musica: Casa bianca di Don Backy
DANI G.: Checov e la camera di cartone.
La camera in una scatola di cartone...le finestre..il letto..il giardino..su ciascuno un pezzo della frase…la camera-gioco..abitata da una barbie felice di esservi..ma che si addormenta nel suo letto insieme a me..stanca..troppi pensieri..
Musica: Pour que l’amour me quitte di Elisa
DANI B.: Chechov e l’entusiasmo esasperato
Spassosissima nella sua versione super improvvisata…questo entusiasmo esagerato, esasperato..agitato..per il ritorno a casa..una mimica nei movimenti e nelle faccia che mi ha fatto morire dal ridere..dico solo meravigliosa.
ELENA: Checov e il flamenco o tango (?) (sono troppo ignorante in materia)
Da vedere..perchè l’Elena regala sempre..questa lettura anche un po’ aggressiva della frase..che termina con un accenno di ballo..lei vestita di tutto punto.. maglia rossa..gonna nera..gambe nude e queste scarpe rosse…bellissima..
PAOLA: Checov e la tecnologia
Bravissima e credibilissima in questa telefonata il cui testo era appunto la frase..
MARTA: Checov e la confusione
..affanno e fatica..(ho sentito il senso del soffocare..)..per il tentativo di sovrastare con la sua voce il frastuono dei troppi pensieri rappresentanti da questo vociare di sottofondo…e poi la frase..brava..
AMBRA: Checov e “la non voglia”
..passa tutto il peso di un ritorno sicuramente non voluto..in una casa sicuramente non amata..dove non sembra esserci niente che la lega affettivamente..bella versione “negativa”…
ANNA C.: Checov e “la voglia”
..subito dopo Ambra ecco la versione “positiva”..grandissima voglia e smania di tornare..di ritrovare le proprie cose..di progettare per il domani..si sentiva tutto..
DEBORA: Checov e il Messico
..viaggio a ritroso rispetto alla frase..ricordi di viaggio attraverso le fotografie, la musica, i racconti di Debora…qualcosa per cui avere troppi pensieri per riuscire a dormire..
FEDERICA: Checov e il genio
..disarmante..un senso di inquietudine (a me personalmente…)…non tanto per la camera-libro…per lo sbattere delle cose a terra..ma per il lenzuolo e la scritta..la scelta di due pezzettini della frase.. sono a casa…troppi pensieri...
Musica: Broken home di Tricky
BEA: Checov e i cartelli
..bella la versione non verbale usando solo i cartelli..l’idea mi è piaciuta quando l’ho vista a Sanremo..efficace e diretta.
Musica:…non ricordo ma il pezzo era bello forse di Lorenzo..??
ELISA P.: Checov e Il piccolo principe
..emozionante..sono salite le lacrime..è come se stesse dicendo qualcosa che avrei potuto dire anche io o chiunque altro in quella sala..ma lei ha trovato le parole, i toni, i movimenti più giusti..elaborare un lutto come quello legato al terremoto..cominciando con il tornare a casa..tanto desiderato..bravissima..
ELISA G.: Checov e le fotografie
..accompagnate dalla sua voce calda..tranquilla e decisa..ecco le fotografie..”la mia camera”..”le mie finestre”..”il giardino”..passando attraverso la speranza..la ricostruzione..molto toccante..
ANNA G.: Checov e la felicità
..la miglior scenografia improvvisata..Anna è stata l’espressione di pura gioia per il ritorno a casa..si sentiva in ogni movimento..nel suo non verbale sempre così diretto…bello..
ARIANNA: Checov e la voce fuori campo
..geniale..l’idea di mimare la frase sulla sua voce fuori campo registrata..brava e convincente..
TYLIN: Checov e la consapevolezza
..emozionante e allo stesso tempo consapevole mentre raccontava della sua camera che ora non c’è più..che il terremoto le ha portato via..materialmente ma non mentalmente..bella nel descrivere mentre immagina chiudendo gli occhi la sua camera com’era.. bravissima..
ROBERTA: Checov e la lettera
..Bravissima e convincente nella versione di lei che al ritorno in una casa da cui è lontana da un po’..descrive in una lettera all’amato..un misto di ironia pungente e stanchezza..bello anche lo scritto.

Daniela Guerzoni


Direi che Daniela ha descritto perfettamente la serata. Serata per la quale la forma fisica, se ho ben capito, era d'obbligo.
Fossi venuta sarei svenuta. :-)
Serata fantastica. :-(
Accetterò di essermela persa forse tra uno....due anni...
Grazie a tutti per i messaggi.
Corse, abbracci a due, a tre, specchi, finti ciechi. E' divertente pensare che chi legge per caso questo diario, si potrebbe chiedere se siamo tutti folli...
Sgrunt!!! Cri

 

 

mercoledì 27 febbraio 2013

A Mosca! A Mosca!

Prima di iniziare questo nuovo diario di viaggio verso Mosca, vorrei tornare per un momento alla serata dello scorso anno. Al dietro le quinte di quel tendone-teatro che ha ospitato la nostra "prima", che è stata anche l'ultima, di "Schegge di cinema", ma non del nostro percorso teatrale.
Forse penserete che sono un po' suonata, ma ripenso ora a quei momenti, a quei mesi, quasi con malinconia.
La nostra è stata un'estate diversa, ma il senso di libertà che sentivo dentro di me "terremotata" ora comincio a non sentirlo più.
Quel vivere fuori, quel sole che rendeva le pietre ancora più pietre, quel non preoccuparsi delle cose futili. Quel mettere ciò che è davvero fondamentale al primo posto e quell'assenza di filtri che ti rende allergico alle finzioni e ai compromessi. Quel sentire più forte...

Quella sera, a Manitese, dopo pochi mesi dal terremoto, con la nostra pelle ancora sottilissima, credo sia stata magica per tutti noi. A distanza di tempo, ricordo ancora la nostra emozione, la nostra tensione. I pianti e le risate. L'adrenalina.
E poi il palco.
Dopo essermi vista in video avevo detto che non l'avrei fatto mai più.
E invece eccomi di nuovo qui.
Il teatro crea dipendenza...


A Mosca! A Mosca!

Non c'è più il teatro.
Ci troviamo davanti alla mensa della vecchia scuola elementare. Lato agibile.
Siamo praticamente quelli dell'anno scorso con aggiunta di volti nuovi.
Bei volti.
Bei faccini leggermente smarriti.
Tra i visi femminili spicca un unico, coraggiosissimo, uomo.
L'ambiente è anomalo, uno stanzone con luci al neon. Pittosto freddo, d'altra parte era una mensa.
Compensano la temperatura percepita i Guru, sempre caldissimi, con un tesoro in più a scaldare i loro cuori.

Saluti, presentazioni, abbracci, baci.

Concentrazione.
Musica.
Fissare un punto. Annebbiare la vista.

La conoscenza quest'anno la facciamo ad occhi aperti, incrociandoci ci prendiamo le mani e ci fissiamo dritti negli occhi, per almeno dieci secondi. (Elena, erano dieci secondi...)

E ora immaginate di avere davanti a voi tre scatole.
Nella prima trovate scritto "Obiettivi mancati", nella seconda "Amore non corrisposto" e nella terza "Speranze per il futuro".
Per ogni argomento dovrete scrivere una frase, quello che vi viene in mente e infilare il vostro foglietto anonimo nella scatola corrispondente.
Un rimpianto, un dolore, una speranza.
Cechov è già tra noi.
Ci dividiamo in tre gruppi e ad ogni gruppo viene consegnata una scatola e un obiettivo: mettere in scena una breve pièce ispirandosi al prezioso contenuto delle urne.
Io sono tra le "Speranze per il futuro".

Gli "Obiettivi mancati" entrano in scena simulando un autobus che torna indietro nel tempo e si ferma ad ogni desiderio non realizzato. Si ferma per non mancarlo, almeno nell'immaginazione. L'autista infine rimasto solo e assolto il suo compito, recita una poesia:


Il gruppo "Amore non corrisposto" ripercorre le delusioni e la frustrazione, dai banchi di scuola all'amore "maturo". Terminando la scena con un corale "macchisenefrega". :-)

E noi "Speranze per il futuro"?

Tra i biglietti ne troviamo uno che ci colpisce, perchè nega la speranza.
" La speranza è pane vecchio ai poveri".

Partiamo da questo per creare.
Mettiamo al centro della scena la disillusione, e iniziamo a camminare intorno a lei.
A turno ci avviciniamo e guardandola negli occhi le parliamo dei nostri sogni e delle nostre speranze e lei, disincantata e beffarda, ripete quella frase.
"La speranza è pane vecchio ai poveri".

Ne è certa, sicura della sua verità, tanto da arrivare a rubarci la scatola del sogno per distruggerla.
Ma la più impavida tra noi la assale e si riprende la scatola.
Ora possiamo allontanarci, guardando la disillusione con aria di sfida.

Ma una di noi cede, si stacca e la raggiunge.
La abbraccia, vuota di sogno e priva di speranza.

"La mia camera, le mie finestre, come se non fossi mai andato via. Sono a casa!
Domani mattina correrò in giardino. Ma ora spero di dormire, non ho chiuso occhio in viaggio...
...troppi pensieri."
da Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov

Creare, ispirandoci a questa frase, è il nostro compito per la prossima settimana.

Tornando a casa la Bea ha detto:
"E' stato come se non avessimo mai smesso."







mercoledì 30 gennaio 2013

Help me

Ragazze della caverna fermatemi!
Sto diventando una divoratrice di dolciumi.
Devo iniziare a lavorare al più presto per procurarmi un po' di sano stress che mi chiuda lo stomaco.
Le regole sono le seguenti:
- Chi mi vede davanti alla pasticceria dovrà piantarsi di fronte alla porta, aprire le ali e impedirmi di entrare.
- Se alla Coop notate casualmente nel mio carrello alimenti sospetti, distraetemi ed eliminateli. Se ho il Salvatempo li pagherò ma almeno non li mangerò.
- Quando venite a casa mia, mandatemi ai piani superiori con una scusa. Possibilmente valida. Con astuzia controllate accuratamente la mia credenza. Ciò che considerate dannoso va estrapolato e fatto sparire (magari non datelo in pasto a Paco).
- Chi viene in palestra con me tenga sotto controllo il mio girovita, il mio girofianchi ma, in particolare, ciò che mi gira tra i denti. E non mi prenda in giro. Mi vomiti addosso la realtà. Se salata è meglio.
N.B. Se vedete un giardiniere nel mio giardino preoccupatevi. Desperate Housewives docet.
P.S. Il regolamento entrerà in vigore alla fine della campagna elettorale.
Ora faccio merenda...

venerdì 9 novembre 2012

Dalla piscina

Nel caldo caos dell'atrio della piscina tenta di entrare un bimbetto.
8 anni?
La porta appare così pesante...
La madre, dietro di lui, ha sulla spalla sinistra la borsa per la piscina. Nella mano sinistra la sua borsettina. Nella mano destra una gabbia con dentro un gatto. Risultato: non riescono ad aprire la porta.
Con disinvoltura la "signora" grida arrabbiatissima al bimbetto:
"Spingi quella porta e vai dentro che poi ti distruggo".
Con disinvoltura piazza al bimbetto un calcio nel sedere.

Avrei tanto voluto dirle...

Giovane "signora". Lo so, è dura. Il lavoro, la casa, la piscina...Quando i bambini imparavano a nuotare nei fiumi era tutto molto più semplice. Più rischioso ma più semplice.
Le vorrei dare però un umile consiglio.
La prossima volta, faccia portare la borsa al bimbetto, che è già grandino e ce la può fare, e lasci a casa il gatto.
Si metta un velo di lucidalabbra e lasci il ciappo per capelli sul comodino. (Il total look acqua e sapone, alla nostra età, lasciamolo a Kate Moss)
Sappia che non c'è fretta. Che proprio di fianco alla piscina c'è la Coop. Sappia che alla Coop, per i momenti NO, vendono delle bustone che si chiamano 4 salti in padella. Che magari non faranno tanto bene allo stomaco (basta non abusarne), ma a volte possono far bene all'anima e nel caso specifico, al sedere e alla dignità del suo bimbetto.
Quando stasera arriva a casa, dopo cena, prima di caricare la lavastoviglie, si metta davanti allo specchio, si aggiusti il lucidalabbra e provi a sorridere.
E legga una poesia.

(E invece non ho detto niente...e il gatto è rimasto un'ora e venti minuti nella sua gabbia. Nel caldo caos dell'atrio della piscina.)

domenica 4 novembre 2012

Il mercatino delle pulci


Stamattina mi sono svegliata presto.
Presa da un momento di sportività di quelli da cogliere al volo ho deciso di andare a "correre".
(Sono l'antisportiva per eccellenza ma ultimamente ho questo pensiero fisso delle prove di resistenza fisica che mi servirà per quando dovrò fare il giro del mondo.)

Esco di casa con la mia tutina blu e parto. Quasi dimentica della viabilità compromessa dal terremoto.

Ehhhh...è un po' che non si nomina la parolina "terremoto" qua dentro...

Davanti a quello che resta della chiesa del mulino, cioè a cento metri da casa mia, mi fermo. La strada è bloccata. Ovvio. Lo so da mesi. A piedi forse si potrebbe anche passare, ma non mi va.
Pensavo di prendere la ciclabile di via Canalino e ho già sbagliato strada. Non ho voglia di tornare indietro e ho già fame.
Vado al bar.
Di corsetta ma vado al bar.
Allungando un po' il percorso ma vado al bar.

La mia complice barista mi ha tenuto da parte il "fazzoletto alla crema". Attentissima ai miei tempi, mi fa trovare il caffè pronto sul bancone esattamente 5 secondi dopo aver deglutito l'ultimo boccone di pasta. Sono già un po' nervosa.
Un sorso d'acqua...grazie.

Esco dal bar e per non sentirmi troppo "sportiva dei miei stivali" decido di andare al container edicola a comprare il giornale con passo leggermente accellerato.

Dopo trenta metri ho la visione.

Oggi è la prima Domenica del mese. A Sanfe c'è il mercatino.
Ecco che crollano tutti i miei buoni propositi per la giornata.
Mi blocco di nuovo e mi guardo intorno.
Mi sembra un film di Aki Kaurismäki.
Non riesco a cogliere un colore che non sia il grigio.
Alcuni mercanti hanno steso un fazzoletto (grigio) per terra e vi hanno appoggiato sopra la (grigia) mercanzia.
Qualche banchetto (tavolino grigio) sul marciapiede (grigio) di via Mazzini sembra sfidare le case (grigie) "incatenate" sopra di lui, sugli oggetti di cui porta il peso e sulle teste dei venditori.
Altri, i privilegiati, sotto ai portici di via Ferraresi, sembra che vendano oggetti quasi felici. Ma sempre grigi.
Piove. Piano ma piove. Una pioggerella grigia.

L'unica macchia di colore blu nella mia fotografia è un vigile che chiede autorizzazioni.
Almeno è una parvenza di mercatino con le carte in regola.

Vado a comprare il giornale. Voglio leggere immediatamente quello che accade nel mondo. Voglio nausearmi di malapolitica ma fatemi uscire da questo momento di nulla.

Non riesco a capire se è tristezza quella che mi invade o semplicemente una sorta di rassegnazione...
Ma in fondo non ha importanza. C'è poco da filosofeggiare.
Autorizzazione alla tristezza negata.
Almeno quando eravamo nell'immediato post terremoto potevamo sentirci tristi con l'autorizzazione...

Post da cratere.
Inutile e amaro. E grigio. Domani magari ne scrivo uno più allegro.
Fate buoni affari al mercatino delle pulci.
Buona domenica.