Nel caldo caos dell'atrio della piscina tenta di entrare un bimbetto.
8 anni?
La porta appare così pesante...
La madre, dietro di lui, ha sulla spalla sinistra la borsa per la piscina. Nella mano sinistra la sua borsettina. Nella mano destra una gabbia con dentro un gatto. Risultato: non riescono ad aprire la porta.
Con disinvoltura la "signora" grida arrabbiatissima al bimbetto:
"Spingi quella porta e vai dentro che poi ti distruggo".
Con disinvoltura piazza al bimbetto un calcio nel sedere.
Avrei tanto voluto dirle...
Giovane "signora". Lo so, è dura. Il lavoro, la casa, la piscina...Quando i bambini imparavano a nuotare nei fiumi era tutto molto più semplice. Più rischioso ma più semplice.
Le vorrei dare però un umile consiglio.
La prossima volta, faccia portare la borsa al bimbetto, che è già grandino e ce la può fare, e lasci a casa il gatto.
Si metta un velo di lucidalabbra e lasci il ciappo per capelli sul comodino. (Il total look acqua e sapone, alla nostra età, lasciamolo a Kate Moss)
Sappia che non c'è fretta. Che proprio di fianco alla piscina c'è la Coop. Sappia che alla Coop, per i momenti NO, vendono delle bustone che si chiamano 4 salti in padella. Che magari non faranno tanto bene allo stomaco (basta non abusarne), ma a volte possono far bene all'anima e nel caso specifico, al sedere e alla dignità del suo bimbetto.
Quando stasera arriva a casa, dopo cena, prima di caricare la lavastoviglie, si metta davanti allo specchio, si aggiusti il lucidalabbra e provi a sorridere.
E legga una poesia.
(E invece non ho detto niente...e il gatto è rimasto un'ora e venti minuti nella sua gabbia. Nel caldo caos dell'atrio della piscina.)
Maiô para uma sociedade à deriva
Swimsuit for an adrift society
Swimsuit for an adrift society
venerdì 9 novembre 2012
domenica 4 novembre 2012
Il mercatino delle pulci
Stamattina mi sono svegliata presto.
Presa da un momento di sportività di quelli da cogliere al volo ho deciso di andare a "correre".
(Sono l'antisportiva per eccellenza ma ultimamente ho questo pensiero fisso delle prove di resistenza fisica che mi servirà per quando dovrò fare il giro del mondo.)
Esco di casa con la mia tutina blu e parto. Quasi dimentica della viabilità compromessa dal terremoto.
Ehhhh...è un po' che non si nomina la parolina "terremoto" qua dentro...
Davanti a quello che resta della chiesa del mulino, cioè a cento metri da casa mia, mi fermo. La strada è bloccata. Ovvio. Lo so da mesi. A piedi forse si potrebbe anche passare, ma non mi va.
Pensavo di prendere la ciclabile di via Canalino e ho già sbagliato strada. Non ho voglia di tornare indietro e ho già fame.
Vado al bar.
Di corsetta ma vado al bar.
Allungando un po' il percorso ma vado al bar.
La mia complice barista mi ha tenuto da parte il "fazzoletto alla crema". Attentissima ai miei tempi, mi fa trovare il caffè pronto sul bancone esattamente 5 secondi dopo aver deglutito l'ultimo boccone di pasta. Sono già un po' nervosa.
Un sorso d'acqua...grazie.
Esco dal bar e per non sentirmi troppo "sportiva dei miei stivali" decido di andare al container edicola a comprare il giornale con passo leggermente accellerato.
Dopo trenta metri ho la visione.
Oggi è la prima Domenica del mese. A Sanfe c'è il mercatino.
Ecco che crollano tutti i miei buoni propositi per la giornata.
Mi blocco di nuovo e mi guardo intorno.
Mi sembra un film di Aki Kaurismäki.
Non riesco a cogliere un colore che non sia il grigio.
Alcuni mercanti hanno steso un fazzoletto (grigio) per terra e vi hanno appoggiato sopra la (grigia) mercanzia.
Qualche banchetto (tavolino grigio) sul marciapiede (grigio) di via Mazzini sembra sfidare le case (grigie) "incatenate" sopra di lui, sugli oggetti di cui porta il peso e sulle teste dei venditori.
Altri, i privilegiati, sotto ai portici di via Ferraresi, sembra che vendano oggetti quasi felici. Ma sempre grigi.
Piove. Piano ma piove. Una pioggerella grigia.
L'unica macchia di colore blu nella mia fotografia è un vigile che chiede autorizzazioni.
Almeno è una parvenza di mercatino con le carte in regola.
Vado a comprare il giornale. Voglio leggere immediatamente quello che accade nel mondo. Voglio nausearmi di malapolitica ma fatemi uscire da questo momento di nulla.
Non riesco a capire se è tristezza quella che mi invade o semplicemente una sorta di rassegnazione...
Ma in fondo non ha importanza. C'è poco da filosofeggiare.
Autorizzazione alla tristezza negata.
Almeno quando eravamo nell'immediato post terremoto potevamo sentirci tristi con l'autorizzazione...
Post da cratere.
Inutile e amaro. E grigio. Domani magari ne scrivo uno più allegro.
Fate buoni affari al mercatino delle pulci.
Buona domenica.
sabato 6 ottobre 2012
Che cos'è il cinema?
"Se fisso i miei ricordi sulla carta, è soprattutto perchè non si
perdano (in me) minuti d'oro, ore che risplendono come soli nel cielo tumultuoso
e immenso che è la memoria. Cose che sono anche, con il resto, la mia
vita."José Saramago
Più che un post un cassetto dei ricordi.
Possiamo riaprire il cassetto quando vogliamo e aggiungervi fotografie e video, monologhi o semplicemente commenti.
(le foto le ho prese qua e là, la maggior parte sono di Roberto Gatti. Ringrazio)
21 Settembre 2012 Manitese
Finale Emilia
Che cos'è il cinema?
Io non lo so.
Da bambini, forse, è solo una favola animata.
Forse è l'attore di cui ti innamori da adolescente. O l'attrice...che sognerai la notte.
Forse sono le storie d'amore?
Quelle che ti scaldano il cuore, perchè speri un giorno di poterle rendere tue.
O è il coraggio? La forza di quell'uomo che sai di non avere.
O il fascino di quella donna? Che vorresti ti appartenesse...almeno un po'.
Il nostro viaggio comincia qui. Con le nostre storie. Le nostre idee. Le nostre schegge di cinema.

Le sex...
Il cinema sono le risate.
O le lacrime....che scendono. Perchè quel giorno avevi proprio voglia di versarle.
Il cinema, forse, è soltanto un momento di serenità. Nel quale puoi addormentare i tuoi pensieri pesanti...per vedere quel film. Quello che ti piace tanto. Che conosci a memoria.
Il cinema forse è quel film. Che ti urta. Che ti spiega. Che ti illumina.
Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max. È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi…
In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
C’era tutto. Ma non c’era una fine.
Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti.
Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere.
Ma se tu. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai…
Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare.
Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade? Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia!
Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta.
E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.
Scegli lei...
Il cinema è eroismo. Avventura. Fantasia.
Il cinema è storia. A volte nuda. Cruda.
Il cinema è la voglia di raccontare di uomo...o di una donna, che mette in scena la vita.
La vita di dentro...e la vita là fuori.
Quella dei sogni e quella della realtà.
Il cinema, in fondo, non è altro che vita.
Il cinema è tutto questo.
Finzione di vita.
La vita di altri. Le emozioni di altri.
Che, per un breve momento, possono diventare le tue.
E...se sei capace di immaginare...di sognare...può essere magia.
E aprirti la mente.
Come solo la vita può fare.
Come solo una sbornia di emozioni sa fare.
THE END
Cala il sipario...
Più che un post un cassetto dei ricordi.
Possiamo riaprire il cassetto quando vogliamo e aggiungervi fotografie e video, monologhi o semplicemente commenti.
(le foto le ho prese qua e là, la maggior parte sono di Roberto Gatti. Ringrazio)
21 Settembre 2012 Manitese
Finale Emilia
Accendete la musica...
Che cos'è il cinema?
Io non lo so.
Da bambini, forse, è solo una favola animata.
Forse è l'attore di cui ti innamori da adolescente. O l'attrice...che sognerai la notte.
Forse sono le storie d'amore?
Quelle che ti scaldano il cuore, perchè speri un giorno di poterle rendere tue.
O è il coraggio? La forza di quell'uomo che sai di non avere.
O il fascino di quella donna? Che vorresti ti appartenesse...almeno un po'.
Il nostro viaggio comincia qui. Con le nostre storie. Le nostre idee. Le nostre schegge di cinema.

Le sex...
Il cinema sono le risate.
O le lacrime....che scendono. Perchè quel giorno avevi proprio voglia di versarle.
Il cinema, forse, è soltanto un momento di serenità. Nel quale puoi addormentare i tuoi pensieri pesanti...per vedere quel film. Quello che ti piace tanto. Che conosci a memoria.
Il cinema forse è quel film. Che ti urta. Che ti spiega. Che ti illumina.
Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò, Max. È quello che non vidi.
Puoi capirlo? Quello che non vidi…
In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
C’era tutto. Ma non c’era una fine.
Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti.
Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere.
Ma se tu. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai…
Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare.
Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade? Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia!
Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…
Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta.
E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.
Alessandro Baricco
Scegli lei...
Il cinema è eroismo. Avventura. Fantasia.
Il cinema è storia. A volte nuda. Cruda.
Il cinema è la voglia di raccontare di uomo...o di una donna, che mette in scena la vita.
La vita di dentro...e la vita là fuori.
Quella dei sogni e quella della realtà.
Il cinema, in fondo, non è altro che vita.
Il cinema è tutto questo.
Finzione di vita.
La vita di altri. Le emozioni di altri.
Che, per un breve momento, possono diventare le tue.
E...se sei capace di immaginare...di sognare...può essere magia.
E aprirti la mente.
Come solo la vita può fare.
Come solo una sbornia di emozioni sa fare.
Le mitiche frasi dell'attimo fuggente
I Guru
Cala il sipario...
Pupazzo abbandonato
Si spengono le luci. Silenzio.
Che cos'è la vita?
La vita in fondo non è altro che il tuo film.
E chi è il regista di questo film?
venerdì 14 settembre 2012
"Schegge di cinema"
Bene bene...
a quanto pare ce l'abbiamo (quasi) fatta.
Venerdì 21 Settembre 2012 si debutta.
Gli emozionattori resistenti e resilienti, nonostante la terra ed i suoi moti, riusciranno a dare la degna conclusione al loro laboratorio teatrale.
Certo...non sarà un signor teatro, ma Manitese è un posto meraviglioso, che ha donato, a tanti, uno spazio libero in questi mesi. E tra i tanti, c'eravamo anche noi.
Abbiamo potuto continuare le nostre prove ed è doveroso che la nostra "prima" si faccia lì.
Siamo rimasti in quindici. Cinque emozionattori ci hanno (momentaneamente) salutato. So che saranno tra il pubblico. Con noi.
Il Teatro è un grande maestro.
Ti insegna a dividere il palcoscenico con i tuoi compagni. Ti insegna che ognuno ha la sua parte.
Recitando impari ad amare la tua parte e a fare del tuo meglio. Con passione. A dare il massimo perchè, se tu dai il massimo e tutti danno il massimo, lo spettacolo sarà un successo, comunque vada.
Ti insegna a metterti in discussione. Sempre.
A provare e riprovare.
A non sentirti mai certo, a non adagiarti mai. Perchè non si ha mai finito di sbagliare e di imparare.
E ricominciare.
Ti insegna a rispettare i tempi degli altri. Ad aspettare che venga il tuo tempo.
A sentire le emozioni degli altri. E a far uscire le tue.
Ti aiuta ad acquisire la TUA sicurezza. Senza certezze.
A farti dire "ce la posso fare". Quasi sempre.
Credo che il Teatro sia un grande maestro di palcoscenico e di vita. E che i suoi insegnamenti siano un grande tesoro.
Credo che dovrebbe essere materia obbligatoria, nelle scuole.
Perchè mille L.I.M. non potranno mai sostituire l'energia di un maestro che ti insegna a volare...con i piedi per terra e lo sguardo verso l'alto.
Questa è una piccola anteprima...
(Io però, cari Guru, spero sempre che alla fine il nostro "uomo oggetto", mentre viene portato via dalla vincente, si desti all'improvviso e guardando la dolce perdente, si diriga verso di lei, e, sollevandola, le sussurri "ti amo".)
Non posso farci nulla. Tifo sempre per i perdenti.
Vi aspettiamo. Aprite la porta del cuore prima di entrare e...provate a guardare da un altro punto di vista.
Sarà uno spettacolo emozionante.
"Io spero sempre che l'uomo oggetto si svegli e se ne vada per conto suo" Cit. Fede Covezzi
sabato 21 luglio 2012
Il cuscino d'oro
Ieri sera...a Finale Emilia...sotto il tendone della ERT...(che a Sanfe non abbiamo, mi hanno detto, perchè siamo più indipendenti e liberi. Liberi di fare che, vista la situazione, non ho capito...ma io ho i miei limiti e non capisco molte cose) ...ho visto un bellissimo spettacolo per bambini.
Un attore
Tanti cuscini di varie forme e colori.
Un aiutante dietro le quinte.
"Un bambino cresciutello ricorda che quando era piccolo piccolo aveva un cuscino sul quale faceva dei sogni bellissimi. Rammenta i sogni ma non riesce più a farsi venire in mente di che colore fosse il suo cuscino.
Pensa che forse se ne è dimenticato il giorno del suo compleanno, quando ricevette tantissimi regali.
Oppure quel giorno in cui entrò in un posto per chiedere un bicchiere d'acqua e vennero lui date bibite gassate, patatine, hamburger, gelati e caramelle colorate...e lui voleva solo un bicchiere d'acqua...
Oppure quel giorno in cui, seduto nella sua camera brontolava..." Mi annoio...mammmma mi annoio"...e la mamma gli diede uno strano aggeggio...e lui spingendo dei pulsanti cominciò a combattere con mostri di ogni tipo. Sempre più rumorosi e cattivi.
Oppure quella volta che voleva ricordare una melodia che aveva imparato a suonare quando era piccolo piccolo....ma non riusciva...perchè il frastuono della musica tunz tunz era talmente forte....
Alla fine...rinunciò a ricordare il colore del suo cuscino sul quale faceva bellissimi sogni e si adattò ad un cuscino qualunque.
Su questo cuscino faceva sempre lo stesso sogno....
....una giacca nera, un paio di scarpe nere, una cravatta grigia e un paio di occhiali neri...che indossava...tutte le mattine, per andare di fretta sempre nello stesso posto...un palazzo con tante finestre e una di quelle finestre era la sua. Poi il sogno continuava...lui usciva dal palazzo, facendo sempre la stessa strada tornava nella sua casa e accendeva la televisione...e poi andava a dormire e faceva sempre lo stesso sogno...
....una giacca nera, un paio di scarpe nere, una cravatta grigia e un paio di occhiali neri...che indossava...tutte le mattine, per andare di fretta sempre nello stesso posto...un palazzo con tante finestre e una di quelle finestre era la sua. Poi il sogno continuava...lui usciva dal palazzo, facendo sempre la stessa strada tornava nella sua casa e accendeva la televisione...e poi andava a dormire e faceva sempre lo stesso sogno...
....una giacca nera, un paio di scarpe nere, una cravatta grigia e un paio di occhiali neri...che indossava...tutte le mattine, per andare di fretta sempre nello stesso posto...un palazzo con tante finestre e una di quelle finestre era la sua. Poi il sogno continuava...lui usciva dal palazzo, facendo sempre la stessa strada tornava nella sua casa e accendeva la televisione...e poi andava a dormire e faceva sempre lo stesso sogno...
....una giacca nera, un paio di scarpe nere, una cravatta grigia e un paio di occhiali neri...che indossava...tutte le mattine, per andare di fretta sempre nello stesso posto...un palazzo con tante finestre e una di quelle finestre era la sua. Poi il sogno continuava...lui usciva dal palazzo, facendo sempre la stessa strada tornava nella sua casa e accendeva la televisione...e poi andava a dormire e faceva sempre lo stesso sogno...
...finchè un giorno...si tolse la giacca nera e la buttò. La cambiò con una giacca azzurra. Buttò le scarpe nere per indossarne una verde e una rosa. Buttò la cravatta grigia e la cambiò con una cravatta arancio.
Buttò gli occhiali neri...e si mise un paio di grandi occhiali rossi. Da clown.
Aveva ricordato il colore del suo cuscino...che era semplicemente bianco ma nella sua mente era un cuscino d'oro...aveva ricordato la melodia che suonava quando era piccolo piccolo....
i sogni son desideri...
...non dimenticate mai il colore del vostro cuscino."
giovedì 12 luglio 2012
...non vado avanti.
Una cosa che mi provoca frustrazione è che, da quando c'è stato il terremoto, ho difficoltà ad interessarmi e, forse anche a capire, quello che succede al di fuori della "zona rossa".
Anche quando voglio scrivere...parto spedita, mi sembra di avere in mente una sacco di concetti, di pensieri, di idee...ma poi mi si inchioda il cervello.
A volte penso che mi sia venuta una paresi al cervello.
Ho difficoltà a seguire un film...anzi credo di non averne più guardato uno dal 20 di Maggio.
Non leggo giornali. Le notizie in rete si e no le capisco...perchè non seguo più niente. Non so più chi è Mario Monti. Non so più cosa fa Berlusconi (e questo forse è un bene). Non riesco a pensare, come facevo prima, alle ipotetiche mete per i miei viaggi.
La cosa però che mi fa arrabbiare di più è che ho già iniziato tre libri, con la speranza di trovare quello che mi possa rapire ma...
...non vado avanti.
Solo la musica mi distrae.
Sto ascoltando...e osservando.
Anche nelle persone più positive vedo quel lieve tono di grigio negli occhi.
her.etico presto farà un bilancio sull'agibilità delle anime.
Possiamo raccontarcela finchè vogliamo...ma ora, qui, siamo tutti un po' più tristi.
Anche quando voglio scrivere...parto spedita, mi sembra di avere in mente una sacco di concetti, di pensieri, di idee...ma poi mi si inchioda il cervello.
A volte penso che mi sia venuta una paresi al cervello.
Ho difficoltà a seguire un film...anzi credo di non averne più guardato uno dal 20 di Maggio.
Non leggo giornali. Le notizie in rete si e no le capisco...perchè non seguo più niente. Non so più chi è Mario Monti. Non so più cosa fa Berlusconi (e questo forse è un bene). Non riesco a pensare, come facevo prima, alle ipotetiche mete per i miei viaggi.
La cosa però che mi fa arrabbiare di più è che ho già iniziato tre libri, con la speranza di trovare quello che mi possa rapire ma...
...non vado avanti.
Solo la musica mi distrae.
Sto ascoltando...e osservando.
Anche nelle persone più positive vedo quel lieve tono di grigio negli occhi.
her.etico presto farà un bilancio sull'agibilità delle anime.
Possiamo raccontarcela finchè vogliamo...ma ora, qui, siamo tutti un po' più tristi.
mercoledì 4 luglio 2012
Tournée
Devo dirvi una cosa.
Ma ve la dico sottovoce...
Domani sera, gli emozionattori, vengono a casa mia per.....PROGETTARE! Parola che è uscita dal vocabolario di molti nell'ultimo mese.
Io ho un sogno.
So che realizzarlo è quasi impossibile perchè abbiamo tutti un sacco di problemi e alcuni non hanno neppure un tetto sopra la testa...ma lasciatemelo scrivere lo stesso.
Vorrei fare una specie di tournée.
Cercare dei teatri che ci diano la disponibilità e portare in giro il nostro "spettacolo terremotato".
Ovviamente il ricavato del tour sarebbe interamente devoluto a progetti per la ricostruzione dei nostri paesi.
Adesso ci dormo sopra...dopo aver ripassato un po' la parte.
Domani sera li faccio bere molto e provo a convincerli.
Mi raccomando...è un segreto. Non ditelo a nessuno.
Buonanotte.
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